Gabriella Coslovich chiede: chi vuole vivere in un caseggiato che può solo ospitare chi non ha problemi di accesso ed è ricco? Titolo originale: "Gabriella Coslovich asks: who wants to live in a block that can only house the fit and affluent?"
The Age, 24 Dicembre 2004
Mi manca Leigh. Odio fare le scale e vedere la desolazione del terzo piano. Non ci sono più i vasi di fiori e le piante che occupavano lo spazio nelle scale. Tutto ciò che rimane del suo giardino lussureggiante è dato da alcune macchie sporche sul terrazzo.Adesso la sua porta è chiusa la mattina, mentre una volta era aperta, sempre aperta: non era diffidente.
Non vedo più i gatti che si aggiravano nel suo appartamento, Henry e Gatto, nessuno di loro era suo, ed uno era mio. Leigh era una persona molto più che affidabile. Li aveva viziati quei gatti, comprava loro dei giocattoli, li nutriva, li faceva girare con lei. Si sedevano fuori dalla porta di sicurezza, aspettando di potere entrare, trascorrevano i pomeriggi al sole sul suo tappeto. Mi ricordo anche con nostalgia quando le consegnavo i giornali tutte le mattine. Quando era ancora in grado di camminare lei lo faceva per me- era sempre mattiniera, in piedi e scattante, mentre io stavo ancora sotto le lenzuola. Ora che se n’è andata via, quando torno a casa sento un gran vuoto intorno a me.
Col tempo abbiamo imparato a conoscerci l’una con l’altra. Nel corso degli anni ci parlavamo, di sfuggita quando la mattina mi precipitavo al lavoro, e il sabato e la domenica pomeriggio quando si sedeva sulle scale per annaffiare le piante. Le chiesi di darmi dei consigli, e lei mi disse di usare dei fertilizzanti ed altri prodotti specifici, ma evidentemente non avevo il pollice verde. Mi ricordo quando si prese cura dei miei vasi di piante quella volta in cui mi assentai per alcune settimane. Al mio ritorno erano rigogliose e verdi, ma dopo alcuni giorni le ridussi ad una massa patetica di ciocche spuntate.
Un giorno Leigh inciampò sulle scale. Fu il giorno in cui apprese del suo peggioramento. Presto lasciò il suo bastone per la sedia a rotelle. Leigh era affetta da sclerosi multipla, anche se non è la cosa più importante che mi ricordo di lei. Mi ricordo la sua forza, il suo orgoglio nel mantenere un buon aspetto fisico, Non si è mai lamentata. Conduceva un’intensa vita sociale, e mi rendeva felice sentirle la sua risata attraverso la porta di sicurezza. A volte quando andavo fuori a fare una passeggiata, e lei mi vedeva, mi sentivo colpevole. Colpevole di scendere le scale in tuta e scarpe da ginnastica. “Sei fortunata” diceva, ma mai con invidia. Ed in effetti mi sentivo fortunata. Talmente fortunata da darlo per scontato. Mi sentì molto contenta quando mi chiese se poteva contattarmi in caso di emergenza dal servizio di monitoraggio sanitario dal quale era seguita.
Da questo momento Leigh era costretta a stare in casa, perché non poteva portare la sua sedia a rotelle giù per tre piani di scale. Ha cercato di trovare dei modi per restare, vedendo cosa si poteva fare, se potevamo installare una sorta di meccanismo che potesse sostenere sia lei che la sua sedia a rotelle giù per la ringhiera. Purtroppo il nostro appartamento era troppo vecchio, e la ringhiera troppo sottile, ed un ascensore era fuori discussione. Rimase chiusa in casa per quasi un anno. Alla fine le sembrava di impazzire. Leigh mise in vendita l’appartamento, ed incaricò l’agente immobiliare di trovargliene uno al piano terra.Se ne andò questo mese una mattina presto, e si trasferì a Glenhuntly.
Dopo avere passato sei anni a St Kilda East non avrebbe mai pensato che un giorno avrebbe lasciato la sua casa. Sono contenta di non essere rimasta mentre la portavano giù per le scale.La partenza di Leigh mi ha fatto pensare a qualcosa che Rhonda Galbally, presidentessa del Comitato per la disabilità della città di Victoria, mi disse una volta in un’intervista: Galbally parlò della necessità di accedere agli edifici per tutte le persone, indipendentemente dalle loro capacità motorie.
L’accesso era qualcosa alla quale non avevo mai smesso di pensare. Ci penso adesso che Leigh se n’è andata, specialmente nel contesto di abitazioni ad alta densità, un concetto che i nostri governanti sono così bravi a venderci. Ma, se siamo seri a creare delle città ad alta densità di popolazione, dobbiamo anche considerare le necessità dei disabili e degli anziani.
Persino nel suo nuovo appartamento a Glenhuntly, hanno detto a Leigh che sarebbe stato difficile avere un elevatore per la sedia a rotelle. Ma non si possono considerare queste cose quando si progetta un edificio?
Nelle parti più interne delle città spuntano dei nuovi appartamenti con più vigore delle petunie di Leigh, ma chi costruisce questi nuovi e belli agglomerati urbani pensa a come possa fare qualcuno che usa un bastone, un girello o una sedia a rotelle ad andare dal piano terra fino al secondo o al terzo piano?
Io per prima non voglio vivere in un quartiere costituito da appartamenti in grado di ospitare soltanto giovani, ricchi e normodotati. Non lo vuole neanche Gatto. Lui sa cosa si perde.
Se c’è una qualche consolazione, è che da qualche parte a Glenhuntly c’è una certa coppia impellicciata di nome Amber e Tully che ha ereditato un’amica molto speciale
Gabriella Coslovich è un'affermata giornalista per The Age, magazine australiano di cultura e società.
Per vedere la versione originale di questo articolo (in inglese) vai al sito theage.com.au.
L’accessibilità è un diritto fondamentale: non privartene.
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