Articolo tratto dalla rivista Punto d'Incontro
Scienza e tecnologia sono le strade da percorrere per l' autonomia dei disabili. Ne è convinto Ambrogio Fogar, noto personaggio televisivo, ora tetraplegico. Il 12 Settembre del '92 un incidente automobilistico nel deserto del Turkmenistan, durante la nona tappa del Rally Parigi-Pechino, recise la colonna vertebrale paralizzandolo dal collo in giù e relegandolo nel mondo di quel "piccolo popolo fatto di gente scomoda", che sono i disabili. Da allora l' avventura per Fogar è stata la lotta quotidiana per l' integrazione e la dignità dei disabili.
Esiste una vera integrazione tra disabili e normodotati?
"Non ancora, ma siamo sulla via per realizzarla".
Cosa occorre per raggiungerla?
"Innanzitutto l'accettazione di noi disabili. Quando giro per le strade di Milano, avverto un senso di fastidio quando la gente che mi incrocia abbassa gli occhi, per non guardarmi. Poi se mi riconosce mi saluta con entusiasmo. Questa è discriminazione. Suscitiamo ancora un senso di vergogna negli altri".
Cosa si può fare per migliorare la qualità della vita di un disabile?
"Riuscire ad avere più autonomia e indipendenza. La scienza e la tecnologia possono fare molto in questo senso. In Francia ad esempio hanno realizzato dei microchip da applicare nelle braccia e nel cervello che permettono il movimento degli arti superiori. In Usa stanno portando avanti importanti studi in ambito farmacologico sulle cellule cerebrali. Ma occorrerà qualche decennio prima di poter far camminare chi è paralizzato".
Lei è stato testimonial della casa a comando vocale della società Autonomi.
"Si. E' un ambiente domestico gestito da un computer che riceve comandi attraverso un microfono. Si tratta di un modo di garantire maggior autonomia ad un disabile. Il suo problema è il costo, quasi proibitivo. Se lo Stato assorbisse il 50 per cento della spesa, sarebbe un grande aiuto per tanti disabili". |
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