Non lasciatevi soli: un titolo che è già un suggerimento, una invocazione. Abbandonarsi alle angosce e alla disperazione per ritirarsi in un deserto solitario è una via di fuga facile da prendere quando la vita ci assale con le sue difficoltà, indipendentemente dalle capacità fisiche di ognuno: la fragilità emotiva dovuta all'età, agli stress o alla malattia può condizionare al punto da rendere difficile, se non impossibile, comunicare con gli altri e - talvolta - addirittura con se stessi.
Può diventare complicato anche avere di sè e della propria situazione un'idea chiara, coerente con la realtà: la solitudine interiore è una lente che distorce tutto, fino al punto di renderci insensibili verso noi stessi. Fino al punto di fare male agli altri e a noi. Fino a pensare a gesti estremi per porre fine a tanta solitudine.
Nel suo romanzo Cristian Baccano descrive esattamente questa condizione e ha il merito di farlo con totale immediatezza espressiva e notevole uso degli strumenti narrativi: passato e presente si alternano, si mischiano, si specchiano l'uno nell'altro rimandando immagini diverse del medesimo soggetto. D'altronde l'autore non regala sconti: le cose sono chiamate col loro nome, senza edulcorazioni. Le scelte, le sfide, sono palesi: non ci si può nascondere.
Anche il lettore, agganciato alla storia dalla capacità narrativa di Baccano, finisce per immedesimarsi e per dover rispondere, una volta arrivato alle ultime pagine, a una domanda che tormenta tante coscienze: c'è un motivo per vivere?
L'autore
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La quarta di copertina Tommaso, la sua carrozzella, il suo ultimo progetto. Non lasciatevi soli è un romanzo che si snoda lungo un percorso parallelo: il passato – raccontato al presente – irrompe nel presente – raccontato al passato – e lo investe con tutta la sua carica dinamica. La duplicità dei piani narrativi sembra invertire i piani temporali: il passato rievocato è la vita, l’amore, l’amicizia, il bene; il presente cui Tommaso soggiace ne è la negazione assoluta, l’azzeramento annichilente. Invero, le emozioni più forti che questa opera di Cristian Baccano suscita emergono non dal bagaglio della memoria, dal ricordo elegiaco, bensì dal lucido pensiero del protagonista che, spinto da una fotografia, decide di mettere i propri trascorsi nero su bianco, riflettendo su se stesso. Nel registrare la sua storia, Tommaso riesce ad analizzarla, a scomporla per poi ricomporla, a ri-viverla: droga, alcool, eutanasia, paraplegia assumono il ruolo di personaggi non secondari, che affiancano l’amore e l’amicizia, tematiche fermate dalla penna dell’autore, immobilizzate nell’atto della scrittura, che si rivela essere una complice, un’amica, una guida per il protagonista verso la sua sentita suprema scelta.